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DR.GIACOMO SANSICA

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FUORI CLASSE

L'Assistente Sociale dopo anni rientra nella scuola a sostegno e a tutela dei minori. Lo specialista incontrerà i minori nelle classi con degli interventi specifici, e grazie allo sportello sociale, sarà data possibilità agli alunni, agli insegnanti e alle famiglie di interagire con l'Assistente Sociale.
La scelta della scuola come ambito di intervento è stata determinata dalla rilevazione dell’importanza della Scuola quale luogo privilegiato di osservazione del bambino, è pertanto una risorsa fondamentale nel rilevamento precoce dei segnali di disagio correlati alle diverse forme di dispersione scolastica.
I rapporti tra scuola e Assistente Sociale devono essere caratterizzati da un’informazione bi-direzionale con caratteristiche di reciprocità, tempestività, chiarezza ed esaustività, per costituire la base di un rapporto fiduciario; è pertanto importante stabilire delle buone prassi di circolazione delle informazioni tra i diversi soggetti, facilitando l’esercizio dei rispettivi ruoli rispetto al comune impegno di prevenzione del disagio in età evolutiva.

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STUDIO PROFESSIONALE DR.GIACOMO SANSICA

Lo studio professionale di Servizio Sociale offre il Servizio di Assistenza Domiciliare Anziani. Lo studio si avvale di professionisti e garantisce professionalità, correttezza e serietà.
Gli interessati possono contattare direttamente il Dr. Giacomo Sansica

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IL LAVORO RENDE LIBERI

Inizia tutto nel 2013, anno particolare per me; dovevo sposarmi ma un mese prima delle nozze persi il lavoro e insieme ad esso, forza e speranza. In quel momento i 12 anni di fidanzamento vissuti già con la mia donna, sembravano destinati a crescere ancora di più.
Mi sentivo senza forze e forse non tanto per il lavoro ma perché pensavo che non avrei potuto coronare un sogno d’amore quale il matrimonio. Cosi arrivò una forte depressione, ne fui travolto tanto da rompere tutti i rapporti con le persone a me care e non. Mi vergognavo, ero un fallito! Non riuscivo a pensare altro che questo.
Lei, lo aveva sempre fatto… aveva sempre creduto in me e cercato di spronarmi nei momenti difficili. Non fece eccezione neppure quella volta…: “ Tu sei nato per fare questo lavoro, sei determinato, caparbio e capace” mi disse, “riporta in superficie queste qualità, trovane la forza e rialzati”.
Quelle parole, mi tormentavano durante le notti, iniziai a riflettere. Cosa fare? Come muovermi? E nel frattempo lei…Luana muoveva altre strade: cercava spazi ad uso ufficio tra i giornali d’annunci vai, internet, etc… così. Una mattina di settembre mi chiese di accompagnarla a vedere un ufficio per lei. Arrivati sul posto, disse: questo è il tuo ufficio, qui inizierai la tua attività come libero professionista”. Io ero sconvolto, impaurito, perplesso: stai fuori” dicevo, “chi deve venire da me!” Ma lei ribatteva senza timore: “Tu ce la farai! Sali su questa barca e portami all’altare”!
Mentre il tempo passava e con esso la mia depressione sembrava giungere ad un nodo cruciale: continuare a vivere da morto o vivere pienamente? Fu come un miracolo, ho ritrovato la voglia di fare. Iniziai subito a fare un bilancio delle mie competenze professionali, iniziai a misurare la mia professionalità, cominciai a studiare e capire cosa e come potesse lavorare un assistente sociale da libero professionista. Qual erano i servizi che potevo offrire, come lavorare in rete?
Cercavo di documentarmi sulla libera professione, ma non conoscevo nulla, solo qualche libro universitario che affermava “L’assistente sociale può operare da dipendente sia nella pubblica amministrazione che nel terzo settore, e può operare da libero professionista. Mi documentai su come aprire la partita iva, iniziai a realizzare brochure, locandine, biglietti da visita e fare pubblicità in giro per la città, così il 7 ottobre 2013 ho preso postazione nel mio ufficio. Due giorni dopo mi chiamò una signora chiedendomi di aiutare il figlio con disturbi dell’apprendimento la mia risposta è stata positiva . E così iniziai a lavorare con questo minore dal 10 ottobre 2015, riuscendo a pagare la mensilità dell’ufficio. Quel primo intervento mi diede coraggio. Di lì iniziarono le prime chiamate per delle consulenze di sostegno e di supporto: - un ragazzo che necessitava di un supporto dopo essersi lasciato con la fidanzata; - una famiglia mi contatta per aiutare la figlia nelle relazioni familiari e sociali; - una coppia di fidanzati mi contatta per supportarli favorendo il dialogo di coppia; - una coppia di genitori mi contatta per supporto tra genitori e figli; - altra madre mi contatta per chiedermi sostegno per il figlio, che sta prendendo “brutte strade”. Altro caso divertente è stato quello di un giovane di 22 anni che lavorava presso un’agenzia assicurativa. Presentatosi allo studio, mi voleva vendere la polizza vita, e sapete come è finita? Non ho fatto la polizza, ma ho preso in carico il ragazzo. Queste consulenze mi hanno permesso di acquisire maggiore sicurezza e andare avanti fino a quando a gennaio 2014 chiesi alla mia ragazza di riprendere ciò che avevamo lasciato e così il 3 maggio del 2014 ci siamo sposati grazie al lavoro libero professionista.
Da lì non mi sono mai fermato la mattina giravo per la città, andando nelle scuole , negli enti istituzionali, per capire quali fossero i bisogni e dare delle risposte attraverso progetti, ad esempio presentai “STAR BENE A SCUOLA” per promuovere la figura dell’assistente sociale.


Nel mese di marzo del 2014 al comune di Erice presentai il progetto: “STUDIARE GIOCANDO” rivolto ai bambini con disturbi specifici di apprendimento e non. Il progetto è stato presentato dopo aver tenuto insieme al Dottor. Panizzi Furio il corso Tutor DSA a Trapani nel mese di Febbraio. Grazie a questo progetto, finanziato dal comune hanno lavorato sei operatori per 12 minori segnalatami dai servizi sociale del comune. Dopo l’esito positivo il progetto viene riaffermato per l’anno scolastico 2014/2015 con il titolo “Imparare… Studiando&Giocando” che attualmente sta vedendo impegnati 30 operatori che lavorano sia a domicilio che a scuola per il supporto didattico educativo per ben 45 minori segnalatami dai sempre dai servizi sociali.
Quest’anno ho presentato altri progetti nelle scuole, “I HAVE A DREAM”, sulla legalità e sulle norme costituzionali; “A SOSTEGNO PER TE… FUORI CLASSE”, riguardante la dispersione scolastica e i problemi adolescenziali.
Durante questo anno, ho avviato a Trapani, l’Associazione di Promozione Sociale “Professione Assistente Sociale” con finalità e obiettivi rivolti all’emarginazione sociale e ad una cittadinanza attiva. Molti Assistenti Sociali anche fuori regione Sicilia sono soci e insieme lavoriamo in rete.
La potenzialità del lavoro di rete mi ha permesso di tenere ed organizzare vari corsi di formazione, quali: Libera professione, L’assistente sociale formatore, Fare cose con le parole”, Tutor DSA, Tutor BES, L’amministratore di sostegno. Molti di questi sono stati patrocinati e accreditati.
Concludo dicendo che io ci sono riuscito, dunque niente è impossibile. Occorre crederci prima di tutto e in particolar modo impegnarsi attivamente nella promozione. Bisogna prima tirarsi fuori da dietro una scrivania se si vuole trovare posto dietro ad essa.


I HAVE A DREAM

Il progetto nasce dalla volontà del professionista di arricchire gli adolescenti sulle tematiche legati alle norme sociali. Il professionista ha deciso di muovere la propria riflessione, e la conseguente strategia di intervento, dall’idea di favorire e garantire la protezione del minore cercando di valorizzare i principi e i valori conservati nella costituzione. Ad oggi, i progetti volti al contrasto della violazione delle regole sociali si sono per lo più concentrati sulla prevenzione del fenomeno e soprattutto su interventi circoscritti ad azioni di sostegno scolastico, ad attività parascolastiche e di integrazione tra i soggetti coinvolti nella problematica (minori, scuola e famiglia). La proposta progettuale al contrario, non ha avuto come unica intenzione quella di sperimentare modalità a sostegno del solo successo formativo, in realtà l’obiettivo principale è stato proprio quello di salvaguardare i giovani (bambini e adolescenti) da possibili forme di devianza derivati dalla non osservazione e attuazione delle norme sociali.


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Fare cose con le parole.

Le trasformazioni epocali che stiamo vivendo pongono criticità inedite che chiedono di riconsiderare punti di vista, modelli interpretativi e modalità di intervento con gli individui e con le famiglie che spesso sono stati ereditati perché espressioni di “buone pratiche”, ma che altrettanto spesso appaiono carenti di formalizzazione e quindi sia di possibilità di validazione e valutazione, sia di trasmissibilità. Il modello centrato sui “bisogni” (need–led), per esempio, ha mostrato quanto un approccio oggettivista sia inadeguato per “rimettere in moto” le persone verso l’obiettivo dell’autorealizzazione e della cittadinanza nei loro contesti di vita familiari e sociali, insufficiente a “risolvere” il mero bisogno (David, Ellis e Rummery 2002), e perfino non in grado di supportare l’assessment per valutare se fornire o meno un determinato servizio (Clayton 1983). D’altra parte ancorare la valutazione del bisogno a criteri ritenuti oggettivi non mette al riparo da risposte meramente “amministrative” e burocratiche, come hanno rilevato Smith (1980) e Kemshall (1986).
Ciò comporta che il professionista, sia che operi nel sistema pubblico, sia nella libera professione, si trovi a fronteggiare tali criticità che se non gestite, spingono la professione di a.s. verso il rischio di irrilevanza e quindi di obsolescenza.
Pertanto la proposta formativa intende riconsiderare e ridefinire – secondo l’approccio dell’agency nella prospettiva della ricapacitazione degli individui (empowerment) e dei contesti comunitari e la modalità conoscitiva permessa dall’adozione del modello dialogico interattivo – il processo di fronteggiamento delle criticità correlate all’intervenire di eventi inediti nelle biografie nella configurazione attuale della realtà, che spesso precipitano verso forme di esclusione e di perdita sociale, e gli elementi che giocano un ruolo cruciale nel viraggio tra resilienza e vulnerabilità.
Le strategie per la “produzione” di narrazioni di successo e comunque efficaci al perseguimento dell’obiettivo che ciascun utente, nel porre la richiesta al professionista del servizio sociale, inizia a definire nel corso del counselling biografico sarà il focus tematico, insieme alla riconsiderazione di alcuni “fondamentali” dell’intervento sociale, alla descrizione dei soggetti del welfare nella modernità radicalizzata, e alla definizione argomentata dell’oggetto osservativo e degli obiettivi generali e specifici dell’intervento di servizio sociale. In tale prospettiva il concetto di “categoria a rischio” risulta inadeguata nel supporto ai soggetti in tutti i cicli di vita (Legge 328/2000) in cui vengono fronteggiate criticità (lifespan theory) come quelle correlate alle transizioni biografiche quali coppia coniugale–coppia genitoriale, salute–malattia e benessere–povertà. Pertanto, diventa sempre più cruciale disporre di strumenti teorici e metodologici adeguati – sintonici con gli aspetti deontologici – che consentano all’assistente sociale di utilizzare modelli efficaci per la diagnosi sociale e il counselling in ogni contesto e ambito di intervento, e che permettano di rendicontare e quindi di descrivere i processi di cambiamento biografico che le strategie di intervento mirano ad attivare sia all’utente, sia a chi genera l’eventuale invio (colleghi, altri professionisti, magistratura).
Il progetto formativo si colloca all’interno di una precisa cornice paradigmatica emergente che pone come assunto fondante le categorie di conoscenza con cui gli interagenti costruiscono la realtà dagli stessi “abitata”. Tale riferimento paradigmatico si pone in antinomia con il paradigma cosiddetto meccanicistico, per il quale la realtà è considerata un ente da spiegare in termini di causa-effetto: in virtù di tale paradigma, nell’affrontare un certo fenomeno si procede ricercando nel passato, nei contesti socio–ambientali, in disposizioni bio–psicologiche, in tratti di personalità, le cause che si ritiene possano averlo prodotto. Tale paradigma è talmente diffuso, non solo a livello di senso comune, che sia le prassi istituzionali, sia gli stessi percorsi formativi cui attingiamo in termini di riferimento professionale lo assumono come riferimento teorico–operativo implicitamente affermato. Tra i modelli operativi che appartengono al paradigma meccanicistico, troviamo il modello medico, che spesso pervade anche le pratiche del servizio sociale; quest’ultimo, come ogni modello, è costituito da precisi assunti teorici e da un insieme di prassi operative con quelli coerenti: è la corrispondenza tra loro a sancirne l’efficacia anche in termini di secolarizzazione. Per il modello medico, l’assunto teorico di base è il “corpo”; di fronte al successo ottenuto dall’applicazione propria di tali prassi operative in ambito sanitario (laddove cioè il modello trova il proprio campo di applicazione “elettivo”), si è assistito, e tuttora si assiste, al tentativo di utilizzare tali prassi per intervenire anche su fenomeni che individuiamo genericamente come “sociali”: ad esempio, vengono applicate procedure mutuate dalla medicina (anamnesi, diagnosi, prognosi, terapia e monitoraggio) nei confronti di persone che hanno compiuto azioni definite come “anormali”, “disturbate”, devianti.
Il professionista, trovandosi di fronte a diverse proposte teoriche esplicative, sia in ambito psicologico, sia sociologico, spesso anche opposte tra loro in termini teoretici, si trova costretto a operare una sorta di sintesi “in proprio”, che deriva dall’intersezione tra le teorie adottate, l’esperienza sviluppata a livello operativo e presupposizioni di senso comune. Questo stato di cose comporta che l’agire dell’operatore non possa che fondarsi su “teorie personali” che, in quanto tali, non comportano un sapere trasmissibile e condivisibile, non generando una cultura comune.
Pertanto, la proposta di formazione che verrà presentata ha l’intento di costruire competenze in merito all’adozione di un modello teorico e operativo condivisibile, pertinente al campo di applicazione in cui ci si muove, salvaguardando, quindi, il potenziale di efficacia trasformativa dell’intervento sociale, secondo quanto definito dalla misssion dell’assistente sociale (agente di cambiamento). All’interno del modello operativo di riferimento proposto (modello dialogico–interattivo), l’obiettivo dell’ “operatore” diviene quello di gestire le implicazioni che coinvolgono l’utente, al fine di innescare processi di gestione della situazione in un cui si trova coinvolto che tengano conto, da un lato delle esigenze dell’utente diretto, dall’altro delle condizioni che il contesto sociale presenta in un certo territorio. In altri termini, ciò che viene generato durante l’intervento non ha soltanto lo scopo di “risolvere” la situazione critica che ha portato all’attivazione del servizio, ma di assolvere, in ultima analisi, alla soddisfazione dell’intero Sistema–Paese in cui l’utente è inserito. Questo trova diretto riferimento nella metodologia con cui verrà erogata l’attività di formazione, in quanto si pone come strumento di intervento non tanto la ricerca della risposta alla domanda “perché” degli accadimenti osservati, bensì la descrizione dei processi che generano la realtà “abitata” da tutti gli “attori” coinvolti e quindi una dimensione “gestionale” del counsellor come esperto su come viene generata la realtà con le sue ricadute pragmatiche e quindi su come possa essere trasformata la sua configurazione.

Obiettivi
Il Corso costituisce una introduzione alla metodologia illustrata e mira a mettere in grado i corsisti:
di avere cognizione delle criticità correlate all’intervento sociale nella contemporaneità;
di avere cognizione dei modelli operativi e delle teorie impliciti/espliciti adottati;
di gestire l’identità di ruolo, sia in ambito pubblico, sia nella libera professione;
di compiere lo scarto paradigmatico necessario al modello proposto;
di acquisire competenze circa l’assessment e il counselling biografico orientato dal modello dialogico–interattivo;
di operare in modo agile, efficace, valutabile e coerente con gli aspetti deontologici in ogni contesto e ambito di intervento.

Destinatari
Assistenti sociali e assistenti sociali specialisti, in servizio e in tirocinio, per un totale di massimo 30 corsisti. Il Corso si svolgerà avendo raggiunto un numero minimo di 15 iscrizioni; Pertanto si invitano le persone interessate a perfezionare quanto prima l’iscrizione.

Accreditamento
Il corso sarà proposto per l’accreditamento al CROAS Sicilia, secondo quanto previsto dal «Regolamento per la formazione continua degli assistenti sociali e degli assistenti sociali specialisti» approvato dal CNOAS. Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di frequenza a chi avrà partecipato almeno al 90% del monte ore.

Metodologia didattica
Sarà reso disponibile un protocollo di inizio/fine corso per la rilevazione del posizionamento in ruolo e di un protocollo di fine corso per la rilevazione dell’apprendimento. Il corso prevede esposizione frontale, discussione d’aula e esercitazioni su studi di caso per 21 ore. La documentazione utilizzata nella didattica sarà resa disponibile ai corsisti in formato digitale.
Sarà utilizzata:
1. Didattica frontale.
2. Didattica interattiva.
3. Didattica attiva.

Tempi della didattica
Le attività d’aula prevedono tre giornate, per 21 ore di attività d’aula:

ore 9,00–13,00/14.00–17.00: fase di rilevazione; modulo espositivo;
ore 9,00–14,00/14.00–17.00: modulo espositivo; modulo teorico;
ore 9,00–14,00/14.00–17.00: modulo operativo.

Sede del corso
Associazione professione Assistente sociale, Via G.B. Fardella, 115 – 91100 – Trapani.

Iscrizione
Quota di partecipazione €140.00, da versare su conto bancario intestato a: Giacomo Sansica Banco di Sicilia casa santa Erice, via Cesarò; IBAN: IT82D0102081851000300339023.

Formatore
Luigi Colaianni, Ph.D. ASS, counsellor, sociologo della salute, formatore accreditato CNOAS.
Il formatore fa parte del network di formazione, consulenza e ricerca garantito dal marchio “In dialogo rigor scientiae”, che certifica la scientificità nel riferimento teorico e metodologico alla scienza dialogica. Il Marchio, di cui è Responsabile Scientifico il prof. Gian Piero Turchi, docente dell’Università di Padova, è stato istituito con l’obiettivo di garantire da parte dei soggetti aderenti l’applicazione rigorosa dei presupposti scientifici di riferimento.

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COME APRIRE UNO STUDIO SOCIALE PROFESSIONALE DI SERVIZI SOCIALE.

IL GIORNO 5/6 DICEMBRE 2015 SI TERRA' A TRAPANI IL CORSO " COME APRIRE UNO STUDIO PROFESSIONALE DI SERVIZIO SOCIALE. AVVIARE LA PROPRIA ATTIVITA' NELLA LIBERA PROFESSIONE.

IN ALLEGATO IL PROGRAMMA DEL CORSO, CON MODALITA' DI ISCRIZIONE.

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No Problem!!!

Il Servizio si concretizza attraverso azioni ed interventi mirati a promuovere, accompagnare e sostenere la persona, mediante la stesura, la condivisione e la sottoscrizione di un progetto volto ad affrontare eventi e condizioni critiche. La figura professionale di riferimento è l’Assistente Sociale, che prende in carico i cittadini in difficoltà.

Finalità

Promozione dell’autonomia delle persone, per meglio affrontare i problemi personali, familiari e d’integrazione sociale oltre ad offrire un supporto ed un aiuto nel prevenire le difficoltà e l’emarginazione, favorendo il benessere sociale

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TUTOR DSA & TUTOR BES

Gli alunni in difficoltà costituiscono da sempre un problema educativo di grande rilevanza sociale che l’Italia ha cercato, in parte, di risolvere con due leggi speciali: la 104/1992 per i portatori d’handicap (disabili di vario tipo) e la 170/2010 per alunni con DSA (dislessici, disgrafici, ecc.) e successive leggi linee guida e circolari. Ma gli alunni con difficoltà di apprendimento non sono soltanto quelli che hanno una certificazione di disabilità o d i DSA o di ADHD. Vi sono altre categorie di alunni con svantaggio socio-economico, linguistico, culturale, che non sono tutelati da provvidenze legislative specifiche, identificati come alunni BES, con bisogni educativi speciali. La circolare n. 8/2013, nel dare attuazione alla Direttiva 27.12.2012 sugli strumenti d’intervento a favore degli alunni con BES, ricorda che tale Direttiva “estende il campo di intervento e di responsabilità di tutta la comunità educante all’intera area dei Bisogni Educativi Speciali (BES), comprendente: ‘svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse”.
Operare con e per i minori significa aiutare loro a costruire la propria identità.


CORSO DI FORMAZIONE TRAPANI 4-5 MARZO 2017

GLI INTERVENTI A FAVORE DEI MINORI BES: PROGETTARE E INTEGRARE LA FIGURA DEL TUTOR PER ALUNNI CON BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI.

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Giornata Del Servizio Sociale

Giornata del Servizio sociale...
Fra incontri e musica.... la serata si concluderà con la band di diversamente abili....
"Gli Scoppiati!" Prezzo € 15,00

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CORSO DI FORMAZIONE

Con la presente comunico gli ultimi corsi prima dell'estate.Per la progettazione costo 150 euro... 25 crediti formativi. Docente di euro di Progettazione,collaboratore del Ministero.
Per il corso di Palermo e Trapani costo 40 euro.
Riconosciuti 10 crediti formativi.

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PROFESSIONE FORMATORE:30 GIUGNO 2017 PALERMO

TRAINING PER ASPIRANTI FORMATORI

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PROFESSIONE FORMATORE:1°LUGLIO 2017 TRAPANI

TRAINING PER ASPIRANTI FORMATORI

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